«Una rondine non fa primavera»
Questo detto popolare mi è subito balzato in mente dopo aver letto la notizia sulla sentenza del giudice di pace genovese che ha annullato la sanzione ad un collega a seguito del suo rifiuto di accettare un pagamento elettronico per l’acquisto di un pacchetto di sigarette.
Infatti, questa sentenza non ha una portata generale per la nostra categoria ma è limitata al caso specifico e quindi l’obbligo normativo di accettare i pagamenti con moneta elettronica tuttora trova applicazione anche in tabaccheria e ricevitoria.
Resta il fatto che il clamore suscitato ha nuovamente acceso i riflettori su un tema che noi solleviamo da anni, sia in Parlamento che nei ministeri competenti.
Mi riferisco alla difficoltà di rendere sostenibile l’obbligo di accettazione dei pagamenti digitali sulla maggior parte dei beni e servizi con marginalità predeterminata, per legge o per contratto, che forniamo alla collettività e su cui non esiste alcuna possibilità di elusione. Questa difficoltà, dati alla mano sui costi ed oneri connessi, è ormai ben nota alle istituzioni cui abbiamo chiesto delle risposte per evitare che una norma statale costringa le nostre microimprese familiari a cedere beni e servizi con sensibili erosioni di guadagno, se non con complete remissioni.
Mozioni ed ordini del giorno parlamentari accolti dal Governo finora non hanno prodotto il risultato sperato, quello cioè di una particolare attenzione istituzionale agli oneri dei sistemi di pagamento elettronici che impediscono alla nostra categoria di operare in modo economicamente sostenibile.
Il mio auspicio, perciò, è che il buonsenso politico ora prevalga sulle carte bollate e sulle aule di tribunali e che la primavera per noi arrivi sul serio, annunciata da uno stormo di rondini, magari partite dalla Commissione Finanze della Camera dei Deputati, dove è in corso l’indagine conoscitiva sullo stato di salute del nostro settore ed alla quale abbiamo partecipato, esponendo varie questioni legate alla difesa della nostra redditività, tra cui, naturalmente, quella della moneta elettronica.
Sarebbe già un buon risultato il riconoscimento normativo di un’esenzione totale dalle commissioni per importi fino ad almeno 20 euro, così come il superamento dell’attuale soglia del 30% per il credito d’imposta sulle commissioni relative alle transazioni effettuate tramite sistemi di pagamento elettronici.
Insomma, le soluzioni per superare questa impasse ci sono, credo anche la buona volontà dei rappresentanti istituzionali. E chissà che il prossimo autunno non ci porti una ventata di primavera...
Mario Antonelli